Priorità e benessere

L'arte di gestire attività, tempo ed energie per migliorare l'attenzione sulle priorità ed evitare sovraccarichi.

7 trappole dello stress

Se lo stress è alto, è facile diventare più affaticati, nervosi e vulnerabili: aumentano incomprensioni e conflitti e ci sembra di avere meno risorse e controllo del solito. In questi momenti, spesso non è lo stress in sé a “metterci al tappeto”, ma alcune trappole in cui finiamo senza accorgercene: automatismi, negazione, iperattività, attese passive, isolamento. In questo articolo trovi una mappa delle sette trappole più frequenti e un invito a fare un primo passo semplice: riconoscerle, dare loro un nome e scegliere una risposta più utile per te e per il tuo lavoro.

  1. Perché lo stress ci sembra sempre più alto
  2. Le 7 trappole dello stress da riconoscere e evitare
  3. Uno spunto pratico per non cadere nelle trappole (una piccola routine che funziona)
  4. Conclusioni

Quando pensiamo ai nostri livelli di stress ci viene spesso da dire che la vita di oggi è più stressante di quella di ieri. Ci sembra sempre che in passato si vivesse meglio. Meno competizione, meno ansia, meno insonnie, meno precarietà… 

In realtà non credo che sia proprio così, perché anche lo stress è fondamentalmente un’esperienza soggettiva, che dipende non tanto da quello che accade nel mondo esterno, ma da come noi leggiamo e rispondiamo a quello che ci accade. Certo gli “attacchi” che subiamo ogni giorno rischiano di essere tanti ed a volte non abbiamo le energie e la lucidità per affrontarli al meglio, con il rischio di far vincere lo stress… Inoltre lo stress va per accumulo, e quindi se non impariamo, periodicamente, a ripulirci dalle sue scorie, il risultato è che ci sembra che il livello sia sempre più alto, perché in effetti lo è, e diventa sempre più difficile il processo di gestione con rischi di effetti “domino” che dalla vita lavorativa si estendono a quella privata o viceversa.

Come fare, quindi, a non soccombere a tutto questo stress? Un suggerimento è cercare di evitare alcune trappole che le situazioni di stress portano con sé. E per identificarle prendo spunto anche da quanto ha scritto Alice Boyes, professoressa universitaria ed esperta di gestione dell’ansia, in molti suoi libri sul tema.

C’è un’immagine molto efficace, che prendo in prestito dal filosofo Vito Mancuso: così come siamo abituati a lavarci ogni giorno, perché il nostro corpo si sporca per i fattori ambientali esterni, allo stesso modo potremmo ripulire il nostro stato emotivo e psicologico, che viene contaminato dallo stress quotidiano. Lo stress produce scorie emotive e mentali che potremmo ripulire ogni giorno in tanti modi: meditando, pregando, scrivendo un diario, o anche semplicemente facendo respirazioni profonde. Basta riconoscere che lo stress, come l’aria che respiriamo, inquina il nostro mondo interiore: per questo è necessario, ogni giorno, fare qualcosa di intenzionale per ripulirsene.

Le situazioni di stress sono quasi sempre vissute come una minaccia dal nostro cervello. E quando il cervello si sente minacciato tende ad avere tre risposte automatiche: l’aggressione, la fuga o la paralisi. Nel primo caso ce la prendiamo con noi, con gli altri, con il destino e viviamo immersi in uno stato d’animo di giudizio, lamentela e colpa. Nel secondo tendiamo a minimizzare, negare o scappare dai problemi, facendo finta che non esistano.  Nel terzo ci sentiamo totalmente impotenti e ci immergiamo nella paura senza riuscire a fare niente di positivo. Per evitare che si inserisca il pilota automatico può essere utile riconoscere quale delle tre risposte tendiamo a mettere in campo e ricordarci che, senza automatismi, potremmo farci venire in mente altre possibilità di risposta, mettendo in campo una maggiore creatività.

Indossare la maschera del “va tutto bene” o del “non ho niente” può sembrare una buona strategia, ma spesso è una forma di autoinganno. Accettare lo stress, capire dove agisce nel corpo e nella mente (che cosa ci fa male? che emozioni proviamo?) è necessario per gestirlo senza farcene dominare, evitando che poi esca fuori nei modi e nei momenti più inaspettati e inopportuni. A volte basta parlarne con la persona giusta — con chi è capace di ascolto — per vedere le cose con più chiarezza e riacquistare un maggiore senso di controllo.

Quando siamo stressati, spesso abbiamo idee su come potremmo uscirne, ma pensiamo di non poterle attuare perché “non è il momento giusto”. Idealizziamo soluzioni perfette a tal punto che diventano impossibili da realizzare. In questi casi, invece di pensare “in grande”, è meglio iniziare da piccole soluzioni, anche parziali, che ci fanno fare un primo passo. Così possiamo creare, giorno dopo giorno, un effetto valanga che ci aiuta ad arrivare a grandi cambiamenti. Meglio partire da cinque minuti di qualcosa di nuovo che non iniziare perché non si ha il tempo “ottimale”.

Il rischio dello stress è farci focalizzare troppo sui nostri problemi e farci perdere di vista gli altri. Se non stiamo bene pensiamo di non avere tempo, energie, idee per essere di supporto. In realtà molti studi dimostrano che il nostro stato emotivo migliora se ci dedichiamo agli altri, se facciamo qualcosa di utile per loro. Quindi quando siamo stressati dare una mano ad altri non è solo un modo per supportarli: aiuta anche noi a stare meglio.

Si dice che la fortuna aiuta gli audaci. Sperare nell’atto magico, in qualcosa che ci salverà dallo stress senza che noi ci mettiamo del nostro, è un po’ come sperare di vincere alla lotteria senza aver neanche comprato il biglietto. Meglio capire come fare a essere la nostra fortuna, invece di aspettare che arrivi da fuori.

Un’altra reazione tipica è passare da una cosa all’altra, da un problema all’altro, come una pallina impazzita. Facciamo di tutto e di più sperando così di avere un maggior controllo della situazione, ma in realtà è il modo migliore per perdere concentrazione e lucidità. Lo stress è un campanello che suona proprio per dirci che forse è necessario stabilire delle priorità invece di disperderci su tanti fronti.

Quando siamo stressati, la trappola più grande è pensare che ci serva una “grande” soluzione. In realtà, spesso, ci serve un gesto piccolo ma ripetibile, che interrompa l’automatismo prima che diventi valanga.

Lo dico così: non possiamo eliminare lo stress, possiamo evitare che prenda il comando. E per farlo può bastare una micro-routine di tre passaggi, da usare ogni volta che sentiamo il rischio di cadere in una delle trappole.

Primo: dare un nome a quello che sta succedendo.
“Sto mettendo il pilota automatico.” “Sto facendo finta di niente.” “Sto entrando nella modalità ‘di tutto e di più’.” Dare un nome non risolve, ma inizia a creare distanza. E la distanza crea libertà.

Secondo: ripulire le scorie, anche solo per due minuti.
Due minuti di respirazioni profonde. Due minuti di silenzio. Due righe scritte su un foglio. Due parole con una persona che ci fa stare meglio. L’obiettivo non è essere zen: è tornare presenti.

Terzo: scegliere una sola priorità, minuscola e concreta.
Qual è una cosa sola che posso fare adesso che mi rimette in traiettoria? Non puntare a “risolvere tutto”. Solo a rientrare in carreggiata. È così che si esce dal caos: un passo dopo l’altro, ma con una direzione.

Questa routine ha un effetto interessante: non ti chiede la perfezione, ti chiede la consapevolezza. Ed è la consapevolezza, più della forza di volontà, che ti aiuta a non rimanere in trappola.

Non è semplice evitare le trappole dello stress, ma sapere che esistono e dare loro un nome può essere il primo passo per essere più consapevoli di come agiscono, riuscendo a fermarci prima di caderci dentro.

In più c’è da dire che il modo in cui consideriamo lo stress influisce molto sulla nostra stessa capacità di gestirlo. Un’altra psicologa, Kelly McConigal, ad esempio ha studiato il modo in cui le persone interpretano i segnali corporali di stress, magari quando sono vittime di un attacco di ansia o di panico. Una ricerca, condotta negli USA per 8 anni su 30.000 adulti, ha dimostrato che le persone che erano molto stressate, ma che non consideravano lo stress dannoso per la propria salute, avevano un rischio di decesso per malattie collegabili allo stress (infarti, ictus, etc.) più basso anche delle persone che dichiaravano di non essere stressate.

E sono molte le ricerche che evidenziano che quando cambiamo idea sullo stress possiamo cambiare anche la reazione del nostro corpo rispetto allo stress. Sempre secondo gli studi di McConigal, gli effetti dello stress, quindi, non sono inevitabili e quando scegliamo di vedere la reazione del nostro corpo allo stress (ad esempio il battito del cuore che accelera, il respiro che si fa più corto, il rossore della pelle) come utili per prepararci ad affrontare la situazione stressante creiamo quella che viene chiamata la “biologia del coraggio” liberando anche una serie di ormoni, come l’ossitocina, in grado di farci diventare più resilienti. 

E tu?
Qual è la trappola in cui tendi a cadere più spesso? E cosa riesci a fare, o ti piacerebbe imparare a fare, per ripulire le scorie dello stress?  

Grazie per aver dedicato il tuo tempo a questa lettura: mi farebbe molto piacere sapere che cosa ne pensi.
Scrivimi a info@workingroom.it e ti ringrazio se vorrai segnalare questo articolo a qualcuno a cui pensi possa essere utile.

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